Luciano Armanni è nato a Napoli (1839-1903).
Di lui si sa poco.
Si sa che dopo gli studi di base, dagli Scolopi, si laurea in letteratura a solo 15 anni.
Successivamente in medicina nel 1861.
Il corso di studi medico deve essere stato compiuto nel Collegio Medico Cerusico annesso all’ Ospedale di S Maria del Popolo degli Incurabili. Infatti la facoltà Medica universitaria del Regno (Sabaudo) d’Italia viene costituita solo dopo la conquista del Regno delle due Sicilie e l’Unità d’Italia.
Con l’Ospedale degli Incurabili mantenne nel tempo sempre un rapporto stretto. Dell’Ospedale fu, infatti, Dissettore (Con tale termine si indica in genere un “esperto anatomista o tecnico specializzato, incaricato di preparare dissezioni su cadaveri o campioni anatomici per scopi didattici o dimostrativi”) e in seguito anche direttore, come lo fu Cotugno.
Quando Otto von Schron 1864 assunse la direzione dell’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica dell’Università postunitaria di Napoli vi trovò Luciano Armanni a ulteriore dimostrazione della sua origine culturale dal Collegio Medico-Cerusico. Aveva, infatti, seguito Luigi Amabile proprio dal Collegio. Amabile nel 1862 era stato chiamato da Francesco De Sanctis a ricoprire la cattedra rimasta vacante per le repentine dimissioni di Pietro Ramaglia.
Armanni nel 1865 fondò una Società scientifica e divenne direttore della rivista collegata. Questa società è tuttora attiva a Napoli con il nome di “Società di Scienze, Lettere ed Arti”.
Nel 1867 Armanni si recò in Germania dove lavorò prima a Monaco con Pettenkofer e poi a Berlino con Virchow.
Al suo ritorno a Napoli, la Facoltà di Medicina di Napoli lo incaricò Professore di Istologia.
Luciano Armanni era un importante “settore” e alla sua attività post-mortem deve due sue importanti osservazioni.
Dimostra la natura contagiosa e la specificità delle lesioni dovute al materiale caseoso della tubercolosi “Specificità e virulenza delle sostanze caseose e tubercolosi” (Movimento Medico Chirurgico. Naples, A Trani, 1872, pp 1-44).
Sempre nel 1872 Armanni per primo descrisse nel diabete mellito la lesione renale specifica caratterizzata da cellule ricche di glicogeno nel tubulo prossimale.
Questa lesione frequente nell’era preinsulinica oggi è di raro riscontro.
L’osservazione di Armanni venne poi confermata da Ebstein nel 1882 e successivamente anche da Ehrlich nel 1893. Sono passati circa vent’anni.
Curiosamente in passato questa tubulopatia renale era conosciuta come lesione di Armanni-Ebstein-Ehrlich.
Nel 1883 Armanni rifiutò di ricoprire la Cattedra di Istologia dell’Università di Palermo.
Nei corridoi dell’Istituto di S Patrizia circola una “diceria” da me stesso sentita. Secondo questa il direttore Otto von Schron avrebbe detto a Luciano Armanni: “Armanni sei troppo bravo dividiamo la cattedra”.
Al di là della veridicità della “diceria”, nel 1887 Armanni diviene Professore Ordinario di Istologia a Napoli.
Al di là della “diceria” il fatto politico è che il “tedesco” Schron libera l’istituto, e sé stesso, da un talento “locale”. Armanni, allievo di Amabile, formatosi al Collegio Medico-Cerusico, è persona di grande statura culturale che eccelleva nel riscontro diagnostico: l’Anatomia Patologica Morgagnana introdotta da Cotugno. Schron e l’allievo Pianese previlegiavano, invece, maggiormente l’aspetto microscopico.
Luciano Armanni diventa, così, il fondatore e direttore dell’Istituto di Anatomia Patologica in un edificio annesso all’Ospedale degli “Incurabili” di cui come detto era anche “dissettore”. L’edificio è tuttora esistente (nella foto in evidenza in alto a sinistra).
Durante la sua vita Armanni svolse numerose attività pubbliche.

Tra le altre fondò l’Ospedale Cotugno.
Morì in povertà il 15 marzo 1903.
Al suo funerale ci fu una straordinaria partecipazione nonostante avesse lasciato detto “né fiori né discorsi”.
Marussia Bakunin scrisse di lui: “Ribelle contro le organizzazioni faziose, frutto di lotte partigiane: scienziato ribelle, che porta in un mondo antico lo spirito di innovazione e di genialità presente in ogni sua opera.”
Per una strana quanto ironica coincidenza morì affetto da diabete mellito e tubercolosi: le due patologie cui principalmente ha collegato il suo nome.

